IndispensabiliCovid-19

Caramelle di pasta sfoglia al prosciutto: un finger food saporitissimo. La preparazione è davvero veloce e facilissima, la particolarità è data dalla chiusura della pezzi di pasta sfoglia come se si trattasse di caramelle. Sono un bocconcino saporito: l'utilizzo del prosciutto crudo e del formaggio brie conferisce un sapore deciso a questo stuzzichino. Per questo motivo è opportuno non esagerare con il ripieno. Chi poi volesse un sapore più delicato può utilizzare prosciutto cotto ed emmenthal. Perfette anche per un antipasto, accanto ad affettati e verdure sottolio.

 
Cosa serve
Ingrediente Quantità
 pasta sfoglia rettangolare 1 confezione
 prosciutto crudo gr. 100
 brie (o taleggio)  gr. 100
 uovo n. 1

Preparazione

  • Tagliare il formaggio brie a pezzettoni.
  • Srotolare la pasta sfoglia e tagliarla in quadrati. Dovremo ottenere 12 quadrati (o rettangoli).
  • Mettere al centro di ciascun quadrato un pò di prosciutto crudo e un pezzo di brie.
  • Riempire così tuttii quadrati.
  • Chiuderli, ad uno ad uno, ripiegandoli in due e arrotolando i due lembi esterni formando un involtino a forma di caramella.
  • Trasferire tutte le caramelle in una leccarda rivestita di carta forno.
  • Fare dei taglietti con la punta di un coltello sui bordi esterni (fiocchetti della caramella) in modo da favorire la lievitazione.
  • Sbattere l'uovo e con un pennello spennellare la superficie delle caramelle.
  • Riporle in frigo a riposare fino al momento di utilizzarle. NB: Quando la pasta sfoglia è fredda lievita meglio.

 

Cottura

  • Accendere il forno a 180*.
  • Informare le caramelle di pasta sfoglia e farle cuocere per almeno 15 minuti.
  • Sulla superficie si formerà una crosticina dorata.
  • Servire le Caramelle di pasta sfoglia al prosciutto adagiandole a coppia su un piattino. Ogni commensale potrà servirsi di un piattino.
Lunedì, 14 Aprile 2014 16:45

Asparagi

L’Italia si colloca all’ottavo posto fra i produttori mondiali di Asparagi ed al terzo in Europa, ma solo in Italia c’è una produzione così variegata e qualitativa: oggi abbiamo tre varietà di asparagi che hanno ottenuto il riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta): l’Asparago bianco di Cimadolmo, IGP dal 2002, che viene coltivato in 9 comuni della provincia di Treviso; l’Asparago Verde di Altedo, IGP dal 2003, coltivato in 30 comuni della provincia di Bologna e 26 della provincia di Ferrara; l’Asparago di Badoere, IGP dal 2010, coltivato in 3 comuni della provincia di Padova,  12 in provincia di Treviso ed 1 in provincia di Venezia.  Il riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta è dell’ Asparago Bianco di Bassano, DOP dal 2007 che è coltivato in 11 comuni in provincia di Vicenza. E’ giusto però ricordare alcune varietà molto particolari che non hanno DOP o IGP ma sono inseriti nell’Arca del Gusto Slow Food:  l’Asparago Violetto di Albenga, l’Asparago Rosa di Mezzago, l’Asparago di Cilavegna, l’Asparago Montine  e l’Asparago bianco di Zambana.

Le differenze di colore fondamentalmente dipendono dalla luce che la pianta riceve e quindi cambia profondamente il tipo di coltivazione: l’asparago verde sviluppa il “turione” sopra il terreno ed in presenza di luce, quindi attivando il processo clorofilliano, mentre gli asparagi bianchi sono coltivati facendo sviluppare il turione sottoterra, rincalzando le file, ed in assenza di luce, coprendo con teli. Un po’ come per il cardo gobbo, il colore non è l’unico fattore influenzato: cambiano le sfumature di sapore e soprattutto la fibrosità del prodotto, dove l’asparago bianco risulta pressoché privo di fibrosità, mentre il gusto è più delicato.

Da un punto di vista botanico semplificato, nell'asparago ciò che noi mangiamo è il turione o germoglio, di fatto il fusto della pianta che ha una radice (rizoma, piede) da cui partono verso l’alto questi  fusti. Se non raccolto il turione sviluppa poi rametti, foglie e frutti simili a piccole bacche rosse contenenti i semi.

L’origine dell’asparago si perdono nel tempo, probabilmente è originario dell’antica Mesopotamia, era conosciuto anche dagli egizi. Il nome sembra derivare dal termine “sperega” che in Persiano arcaico significava “germoglio”, i greci, che lo consideravano un potente afrodisiaco lo chiamavano “asparagos” cioè pieno di linfa. Arriva in Europa in epoca Gallo-Romana, e sono tantissime le citazioni storiche nei secoli, anche se le prove della coltivazione risalgono solo al XV secolo.

Da un punto di vista nutrizionale gli asparagi apportano un contributo calorico molto basso, mentre è ricco di fibra; ha pochi grassi e proteine, ma apporta molti elementi minerali importanti come calcio, fosforo, magnesio e potassio.  E’ un ottimo antiossidante, è fonte di Acido Folico e di vitamine A, B6 e C.  Aumenta la Fluidità del Sangue ed è un eccellente diuretico.

Come comprare gli asparagi.

Le varietà DOP ed IGP vengono commercializzati confezionati in mazzi da 0,5 a 1,5 KG  in cui gli asparagi, solitamente uniformi, sono legati con fascette (nel caso dell’asparago bianco di Bassano si tratta di un rametto di salice) che riportano il marchio DOP o IGP ed i riferimenti dei consorzi di tutela.  Raramente si trovano nella grande distribuzione, e, vista anche la deperibilità abbastanza rapida (più per le varietà bianche che per quelle verdi), consiglio di acquistarli sul posto dai coltivatori od alle sagre.

Essendo io cresciuto in una zona di produzione mi rivolgo direttamente dal produttore che normalmente ha diverse tipologie di prodotto: Prima Scelta, Seconda Scelta, Asparagina (asparagi sottili), Gobbi (che hanno uno sviluppo non omogeneo, risultando curvi e grossi) con prezzi variabili. In questo modo è possibile ottimizzare il rapporto qualità prezzo: per fare un ragù per la pasta l’asparagina sottile o i gobbi sono perfetti e costano quasi la metà rispetto ad asparagi di prima scelta, mentre per le preparazioni tradizionali è importante avere un prodotto omogeneo che faciliti la cottura.

Pubblicato in Prodotti, Schede Prodotto

Filetti di platessa con  pomodorini datterini: un secondo di una semplicità unica e facilissimo da preparare. In genere i filetti di platessa (o di pesce persico, e anche i filetti di merluzzo, ... ) sono apprezzati dai bimbi, ma piacciono anche agli anziani e vi garantisco che, se seguirete questa ricetta, piaceranno anche agli adulti. Noi abbiamo utilizzato filetti di platessa e, siccome non è che sia un pesce saporittissimo, ne abbiamo esaltato il gusto con aglio e prezzemolo e soprattutto con la dolcezza dei pomodorini datterini. Un modo semplice, veloce ed economico per trasformare il tutto in un piatto non banale!

Difficoltà Ricetta per Preparazione Cottura Costo
     
 Facile 4 persone 10 min. + rip.
10 min. € 7-8

 

 

 

 
Cosa serve
Ingrediente Quantità
 filetti di platessa (o pesce  persico o merluzzo) gr. 600 
 prezzemolo 1 ciuffo
 aglio n. 1
 limone n. 1/2
 pomodorini datterini  gr. 200
 sale, pepe, olio evo  q.b.

 Preparazione

  • Lavare i filetti di platessa e tamponarli con carta da cucina.
  • Metterli in un piatto piuttosto grande che possa contenere i filetti in un solo strato e irrorarli con un pò d'olio e il succo del limone.
  • Lasciarli a riposare per una mezz'ora.
  • Pulire e lavare il prezzemolo.
  • Sbucciare l'aglio.
  • Fare un trito fine con aglio e prezzemolo.
  • Lavare i pomodorini datterini e tagliarli, ad uno ad uno, a metà (in questo modo appassiscono meglio e rilasciano un buon sughetto).

 

Cottura

  • Mettere a scaldare un pò d'olio in una larga padella.
  • Aggiungere il trito di aglio e prezzemolo e i pomodorini datterini.
  • Abbassare la fiamma in modo da far appassire i pomodorini datterini. Mescolare di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.
  • uando i pomodorini si sarnna un pò "sfatti" e si sarà formato un sughetto rosato, aggiungere i filetti di platessa.
  • Cuocere per 5-6 minuti girando delicatamente, per non romperli, con una paletta.
  • Aggiustare di sale e pepe e farcuocere un minuto ancora.
  • Potete servire i Filetti di platessa con pomodorini datterini con un contorno di insalata e carote.

Il contorno con Fagioli Cannellini e pomodori datterini: un ottimo abbinamento. Spesso, all'ultimo minuto, decidiamo di portare in tavola i fagioli: buoni e ricchi di fibre. Il fatto di poterli acquistare già lessati, in scatola, li rende un contorno buono in tutte le occasioni, economico e velocissimo. In realtà, a volte, basta pochissimo per trasformarlo in un piatto pieno di gusto. In questo caso l'aggiunta di pomodorini datterini dolcissimi e di un buon scalogno, trasformano questo contorno, dalla semplice apertura di una scatoletta di fagioli, in un piatto del tutto diverso. E il tempo di preparazione è comunque pochissimo!

 
Cosa serve
Ingrediente Quantità
 fagioli in scatola (cannellini o bianchi di spagna) gr. 400 
 scalogno n. 1
 pomodorini datterini  gr. 200
 rosmarino 1-2 rametti
 sale, pepe, olio evo  q.b.

Preparazione

  • Pulire e lavare lo scalogno. Affettarlo.
  • Lavare i pomodori datterini e tagliarli, ad uno ad uno, a metà (in questo modo appassiscono meglio e rilasciano un buon sughetto).
  • Scolare i fagioli cannellini dalla scatola e sciacquarli velocemente sotto l'acqua corrente (in questo modo li ripuliamo del liquido di conservazione).
  • Pulire e lavare il rosmarino. Tritarlo finemente.

 

Cottura

  • Mettere a scaldare un pò d'olio in una padella.
  • Aggiungere lo scalogno e farlo soffriggere.
  • Aggiungere i pomodorini e abbassare la fiamma.
  • Fare appassire i pomodorini datterini mescolando con un cucchiaio di legno.
  • Dopo qualche minuto i pomodori rilasceranno un pò della loro acqua di vegetazione che inizierà a formare un sughetto rosato buonissimo.
  • Aggiungere a questo punto anche i fagioli cannellini ed amalgamare.
  • Aggiustare di sale e pepe e mescolare ancora.
  • Far insaporire pomodorini e fagioli insieme per un paio di minuti.
  • Aggiungere il trito di rosmarino.
  • Portare in tavola caldo il Contorno con fagioli cannellini e pomodori datterini.
Venerdì, 04 Aprile 2014 16:47

Bianchetti

Bianchetti è uno dei tanti nomi commerciali che vengono attribuiti alle sardine ed alle acciughe appena nate. Tecnicamente si dovrebbe usare il termine di novellame ovvero la viariante giovanile, detta avannotti di acciuga e sarda. Da crudi non sono particolarmente invitanti, sono pesci in embrione piccolissimi, larghi pochi millimetri e lunghi circa un centimetro, semitrasparenti tanto che se visti assieme prendono un colore grigio bianco lucido, simili a larve.

Forse è proprio per questo motivo che tipicamente le ricette della cucina italiana ne prevedono la preparazione sotto forma di frittelle e/o fritture. Fa eccezione la cucina ligure dove i Gianchetti (nome commerciale locale) dopo essere scottati pochi secondi in acqua bollente vengono serviti conditi con olio e limone. Si possono anche semplicemente infarinare e friggere, ma occorre fare molta attenzione perchè se si va lunghi in cottura il bianchetto si scioglie e perde completamente il suo sapore, sapore che non è tale, è in realtà un profumo, una senzazione, alcuni lo chiamano arziglio, per me è semplicemente il profumo del mare.

 Viste le caratteristiche la pesca è rigidamente regolamentata sia per le modalità (l'utilizzo di reti molto particolari) che per periodi e tempi in cui è consentita la pesca. Fra acciughe e sarde cambia il periodo di deposizione delle uova per cui i bianchetti di acciuga si trovano in estate inoltrata e quelli di sarda a primavera (ma varia di anno in anno secondo il clima), resta il fatto che è un prodotto che si può trovare sia in commercio che al ristorante per non più di 90 giorni l'anno.

Se ve li propongono, specie al ristorante, in periodi non canonici si può trattare di rossetti (molto simili, ma non sono novellame ma adulti di una specie nana) o pesce ghiaccio, un pesciolino di acqua dolce di provenienza cinese. Mentre i rossetti sono più cosistenti e con un sapore più deciso, il pesce ghiaccio non lascia sensazioni gustative buone (e infatti costa molto molto meno).

Bianchetti - nomi commerciali comuni:

  • In Liguria Gianchetti

  • Ad Ancona Paranzola.

  • A Napoli Cicenielli.

  • A Salerno Ciacianielli.

  • A Brindisi Schuma ti mari (schiuma di mare).

  • A Taranto Faloppa.

  • A Crotone Bianchetto e Sardella.

  • In Sicilia Uomini Nudi.

  • In Giapppone shirasu o pesce riso.

Pubblicato in Prodotti, Schede Prodotto
Vota questo articolo
(1 Vota)

Frittelle di bianchetti: una vera leccornia. Sono anche una rarità, poichè possiamo trovare questi pesciolini davvreo pochissimi giorni in pescheria. Arricchiti di una pastella fatta da uova, farina e prezzemolo, diventano un gustosissimo antipasto. Dato il costo dei bianchetti non prevediamo di fare diventare questa ricetta un secondo piatto, ma possiamo utilizzarlo per un finger food. Garantisco che i vostri ospiti ne saranno entusiasti.

Difficoltà Ricetta per Preparazione Cottura Costo
     
 Facile 4 persone 10 min.
15 min. € 6

 

 

 

 
Cosa serve
Ingrediente Quantità
 bianchetti gr. 200
 uova n. 1
 farina  gr. 30
 prezzemolo 1 ciuffo
 sale, pepe, olio per friggere q.b.

 Preparazione

  • Lavare velocemente i bianchetti sotto l'acqua corrente.
  • Lavare e tritare il prezzemolo.
  • in una ciotola rompere l'uovo. Aggiungere sale e pepe e sbatterlo con una piccola frusta.
  • Aggiungere la farina e amalgamare fino a formare una pastella piuttosto densa. (NB: la quantità di farina segnalata fra gli ingredienti è solo indicativa perchè dipende dalla grandezza dell'uovo)
  • Aggiungere il prezzemolo tritato.

 

Cottura

  • Al momento di servire, mettere dell'olio per friggere in una larga padella.
  • Tuffare i bianchetti nella pastella e mescolare deicatamente.
  • Quando l'olio è caldo formare delle frittelle prelevando il composto di uova e bianchetti a ccchiaiate.
  • Cuocere per qualche minuto da ambo i lati e scolare su carta gialla per fritti.o
  • Servire calde le Frittelle di bianchetti. 
  • Per maggiori dettagli sui bianchetti leggi la scheda prodotto.

Informazioni aggiuntive

Vota questo articolo
(3 Voti)

Strozzapreti, o, su vostra scelta, pasta con vongole ceci e datterini: un primo facile, veloce e molto salutare. L'unica difficoltà è la preparazione della pasta, ma si può tranquillamente acquistare già pronta. Come detto in altre ricette, gli strozzapreti sono un primo tipico della tradizione romagnola: per questo è così abituale trovarli nelle nostre tavole o al ristorante. In questa ricetta possiamo utilizzare vongole veraci o vongole lupino: personalmente preferisco le vongole lupino, più piccole, ma gustosissime. I ceci si trovano già lessati e l'aggiunta di pomodorini datterini conferisce la giusta dolcezza al piatto.

Difficoltà Ricetta per Preparazione Cottura Costo
     
 Facile 4 persone 20 min. + 30 min x la pasta
30 min. € 10

 

 

 

 

 

 
Cosa serve
Ingrediente Quantità
 per gli strozzapreti
 farina gr. 400
 acqua tiepida ml. 200
 sale 1 pizzico
 per il condimento
 vongole lupino  gr. 600
 ceci lessati gr. 200
 aglio  1 spicchio
 prezzemolo 1 ciuffo
 limone n. 1
 pomodorini datterini gr. 200
 pepe, olio evo q.b.

Preparazione 

  • Lavare bene, più volte, le vongole sotto l'acqua corrente.
  • Metterle in una larga ciotola coperte con abbondante acqua fredda con l'aggiunta di una manciata di sale grosso. Il sale aiuta le vongole ad espellere eventuale sabbia contenuta all'interno.
  • Lasciarle in ammollo per 3-4 ore.
  • Preparare gli strozzapreti freschi mettendo la farina sulla spianatoia con un pizzico di sale. Fare la fontana e aggiungere l'acqua tiepida. Formare un impasto compatto che lasceremo a riposare, coperto per mezz'ora.
  • Sbucciare l'aglio.
  • Lavare e tritare il prezzemolo.
  • Lavare i pomodorini datterini e tagliarli ciascuno in due parti.
  • Una volta che la pasta ha riposato, stenderla piuttosto spessa (mm 2) con il mattarello e tagliarla a strisce di 1/2 cm.
  • Strofinare le strisce con il palmo della mano e formare gli strozzapreti. NB: per la spiegazione passo passo della preparazione della pasta, vedi la ricetta degli strozzapreti. In alternativa si può comprare la pasta fresca già fatta.In questo caso ne occorreranno 350 gr.

Cottura

  • Trascorse almeno 3 ore dall'ammollo, lavare nuovamente, più volte, le vongole sotto l'acqua corrente.
  • Mettere in una larga padella (di dimensioni suffficienti per saltare la pasta) un pò d'olio. Far scaldare. Aggiungere l'aglio e i pomodorini datterini tagliati. Far cuocere un paio di minuti.
  • Aggiungere le vongole e coprire con un coperchio in modo da favorire l'apertura dei molluschi.
  • Quando le vongole si sono schiuse, aggiungere i ceci e la scorza del limone. Aggiuste di sale e pepe. (NB: usare poco sale, solo per insaporire i ceci. Le vongole sono già molto sapide)
  • Amalgamare bene per un minuto circa e spegnere il fuoco.
  • Aggiungere il prezzemolo tritato.
  • Quando l'acqua..per la cottura della pasta, bolle, salarla e tuffare gli strozzapreti.
  • Far cuocere qualche minuto, scolare e trasferire gli strozzapreti nella padella con il condimento.
  • Riaccendere il fuoco e mantecare.
  • Evitare una cottura prolungata del sugo. In questo modo il sapore di tutti gli ingredienti degli Strozzapreti ceci e vongole ne resterà esaltato.
Pubblicato in Pasta&Riso con Pesce
Venerdì, 04 Aprile 2014 00:00

Trippa alla parmigiana

Ecco la ricetta della Trippa alla parmigiana: un piatto ricco e saporito tramandato dalla tradizione povera dell'Emilia Romagna (la trippa è considerata un alimento "povero" perchè proviene dalle frattaglie, ovvero dalle parti meno nobile dei vitelli).In realtà oggi come tutti i piatti riscoperti dalle tradizioni regionali, è da molti considerata una vera leccornia ed è piuttosto ricercata. In passato veniva venduta la trippa al naturale che richiedeva una lunga cottura e una grande pulizia per eliminare le impurità. Oggi l'utilizzo di trippa precotta facilita molto il compito. Nella ricetta della trippa alla parmigiana che proponiamo la trippa è rosolata in un trito di sedano, carota e cipolla e portata a cottura con passata di pomodoro e brodo di carne. Deve cuocere a fuoco dolce per almeno 2 ore fino a quando diventa tenera. Al momento di servire viene spolverizzata con abbondante parmigiano. E' ottima servita con fette di pane abbrustolito.

 

 
Cosa serve
Ingrediente Quantità
 trippa di vitellone precotta  kg. 1
 sedano  2 coste
 carote  n.2
 cipolle  n.2
 aglio  1 spicchio
 alloro 4-5 foglie
 vino rosso 1 bicchiere
 passata di pomodoro  gr. 300
 parmigiano grattugiato gr. 150
 sale. pepe. olio evo q.b.
 brodo di carne q.b.

 Preparazione

  • Pulire e lavare sedano, carota e cipolla e tritarli finemente.
  • Spellare l'aglio.
  • Lavare le foglie d'alloro.
  • Sciacquare per un paio di volte la trippa precotta sotto l'acqua corrente.
  • Tagliarla a listarelle. NB: Se utilizziamo la trippa precotta venduta nei supermercati la troviamo già tagliata.

 

Cottura

  • Mettere un pò d'olio in una casseruola dai bordi alti.
  • Scaldae e aggiungere il trito di sedano, carota e cipolla e lo spicchio d'aglio.
  • Far rosolare per 5-6 minuti.
  • Aggiungere la trippa e l'alloro e cuocere per circa mezz'ora bagnando con un pò di brodo.
  • Sfumare con il vino rosso.
  • Aggiungere la passata di pomodoro e coprire con abbondante brodo (NB: in alternativa si può utilizzare acqua tiepida) .
  • Cuocere per almeno 2 ore bagnando, se necessario, con ulteriore brodo.
  • La trippa va cotta a fuoco dolce ed è pronta quando, punta con una forchetta, risulta tenera.
  • Serivre la Trippa alla parmigiana calda spolverizzando con abbondante parmigiano grattugiato.
Giovedì, 03 Aprile 2014 12:39

Fegatelli di maiale macinati

I fegatelli sono una tipica preparazione dell'Italia centrale, di cui esistono due varianti fondamentali: quella aretina, aromatizzata al finocchio e quella laziale e toscana in genere, condita con l'alloro. Particolare è anche la versione macinata prodotta nel basso Valdarno e nel Pisano. Diffusi in tutta la Toscana da Senese alla Maremma, da Grosseto ad Arezzo.

Un tempo ogni macelleria toscana aveva la sua ricetta e il suo particolare dosaggio negli ingredienti e nella speziatura.  Il metodo di lavorazione descritto è quello della macelleria Falaschi di San Miniato, una delle poche rimaste a cimentarsi nel fegatello macinato.

Si preleva la carne del maiale dal capocollo e dal fegato e la si trita insieme agli scarti della ritondatura del prosciutto. L’impasto è avvolto in retina (peritoneo) di maiale, aromatizzato a piacere (in genere, sale, pepe e semi di finocchio selvatico) e infilzato su un gambo di finocchio selvatico.  Si cuoce in tegame di terracotta con lo strutto (altre varianti prevedono la cottura alla brace)  e, una volta raffreddato, si mantiene in vasi di vetro o terracotta sotto lardo vergine.

Si conserva a lungo, almeno un anno, mantenendo i n alterati sapori e fragranza.

La Storia

Dopo aver macellato il maiale nell'aia ci si riuniva tutti a tavola a mangiare il ·'quinto quarto", quella parte, cioè, che non si poteva conservare e non serviva a confezionare gli insaccati: testa, viscere e frattaglie di ogni genere. Si trovò, invenzione preziosa in un'epoca senza frigorifero, anche il modo di conservare il fegato e la retina, cucinandoli e affogandoli nello strutto.

I fegatelli erano un secondo piatto calorico e proteico nella stagione invernale e anche il lardo, finita la carne, poteva essere riciclato: per friggere nei minestroni o sul pane come gustoso energetico.

Il Vasari riferisce che la passione del pittore Masaccio per i fegatelli era tale da dedicare loro un dipinto: Re Carnevale incoronato di fegatelli tenuti da un migliaccio. Disperso sia l'originale, sia la copia di Andrea del Sarto, pare fosse servi to a sdebitarsi con il famoso oste fiorentino Suria.

Quest'antica preparazione di Toscana è in pericolo d'estinzione. Anni fa sembrava che Slow Food la inserisse nell'Arca dei prodotti che meritano di essere salvati, ma ad oggi non ve n'è traccia  e neppure di un disciplinare che fissi le tecniche di lavorazione e, soprattutto, la provenienza delle materie prime, probabilmente per la particolarità del prodotto. Attualmente la produzione fa riferimento a  Sergio Falaschi che fornisce privati e le migliori trattorie del Fiorentino e del Pisano.

Pubblicato in Prodotti
Giovedì, 03 Aprile 2014 00:00

Fegato di maiale nella rete

Il fegato di maiale è un ingrediente molto diffuso nella cucina popolare italiana, nasce come piatto povero e di recupero. Le ricette più conosciute sono i fegatelli di maiale alla toscana ed i fegatelli alla romana. In comune ci sono due cose: il fegato di maiale e la rete o reticella (anatomicamente è il peritoneo), cambia il tipo di cottura (al forno o in tegame/padella) e le spezie usate. La mia ricetta per il fegato di maiale nella rete è una preparazione semplice e rapida che si può cucinare sia in padella che alla griglia.

 

 
Cosa serve
Ingrediente Quantità
 Fegato di maiale gr. 750 
 Rete di maiale gr. 300/350 
 Alloro q.b. 
 Sale q.b. 
 Pepe q.b. 
 Olio Extravergine d'oliva q.b. 
 Limone 1/4 
   

Preparazione

  • Tagliare il fegato di maiale a fettine di circa un centimetro di spessore (si evita se si acquista il fegato di maiale già affettato, ma non avrete la garanzia di avere fette omogenee) .
  • Immergere la rete di maiale in acqua tiepida acidulata con alcune gocce di aceto o di succo di limone. Questo serve per ammorbidirla ed evitare rotture.
  • Lavare ed asciugare tante foglie di alloro quante sono le fettine di fegato di maiale.
  • Stendere la rete su un tagliere.
  • Poggiate una fettina di fegato sulla rete e ritagliare la reticella lasciandone a sufficienza per avvolgere la fettina.
  • Posare la foglia di alloro sulla fetta di fegato di maiale.
  • Salare e pepare secondo il vostro gusto.
  • Chiudere a sacchetto avvolgendo  la rete attorno alla fettina di fegato di maiale. Se non ottenete un chiusura perfetta potete sostenerla con uno stuzzicadente o aumentare la dimensione della rete.
  • Ripetere le operazioni per le altre fettine.

 

Cottura

  • Fate scaldare l'olio extra vergine in una padella capiente.
  • Mettere le fettine in padella e cuocere a fuoco vivace.
  • Le fettine di fegato di maiale saranno cotte quando la colorazione del fegato diventa più scura e decisa e le parti più spesse della reticella iniziano a brunirsi.

Varianti

  • Potete preparare anche degli spiedini tagliando a tocchetti il fegato di maiale ed intervallarli con le foglie di alloro.
  • Nella versione classica toscana lo spiedino è fatto da rametti di finocchio selvatico, in altri casi da alloro.
  • Alcune ricette prevedono una marinatura con erbe aromatiche, principalmente finocchio selvatico, salvia, rosmarino.
  • Altri usano il burro al posto dell'olio.
  • Possono essere cotti in padella, in tegame ma anche in forno o alla griglia.
  • In Toscana, nel Valdarno, si usa macinare il fegato assieme ad altre carni e cuocerlo e conservarlo nel lardo. 

Cerca su mangiamando

Donna Beauty

Casa Smart

Idea Regalo Bimbi